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  • : Urban Pvs esperienze urbane in paesi in via di sviluppo Come sono le città nei Paesi del Terzo Mondo? Come sono organizzate? Quali sono le problematiche? Come vengono affrontate? Questo blog vuole essere uno spazio dedicato a quanti si occupano e si interessano dei problemi urbani e sociali nei paesi in via di sviluppo.
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Come sono le città nei Paesi del Terzo Mondo? Come sono organizzate?

Quali sono le problematiche? Come vengono affrontate?
Questo blog vuole essere uno spazio dedicato a quanti si occupano e si interessano dei problemi urbani e sociali nei paesi in via di sviluppo.


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31 marzo 2011 4 31 /03 /marzo /2011 14:24

Il vecchio Structure Plan di Mekelle (che, appena terminato è stato soppiantato da un nuovo piano), in Etiopia, prevedeva una grande espansione del territorio urbano mediante tante aree a mixed use da realizzarsi in fasi differenti. Uno dei primi ampliamenti era previsto nella zona ovest di Mekelle, dove si trova Adi Shumduhun. Il piano di lottizzazione dell’area era stato preparato per soddisfare le esigenze abitative previste per l’anno 1998 E.C. (2005 nel calendario internazionale) ed era il prototipo di mix residenziale proposto dallo structure plan: diverse tipologie di lotti sono state assemblate per creare spazi verdi comuni applicando un modello di housing solidale.

Il modello studiato dal piano è un isolato che potremmo chiamare “redistributivo” o “sostenibile” in quanto pensato in modo da “sfruttare” la fornitura dei servizi pagati dai proprietari dei lotti maggiori, generalmente abbienti, per servire anche le case a basso costo destinate alla popolazione meno facoltosa.  

housing-typologies.jpg

Sulle strade secondarie, meno trafficate, si affacciano gli appezzamenti più grandi; sulle vie principali sono previsti differenti tipologie con aree parcheggio; mentre all’interno dell’isolato si crea un’area pedonale in cui prendono posto le case a basso costo con la tipologia a patio che si affaccia su zone verdi e spazi comuni nei quali sono collocati i servizi igienici e la fontana pubblica. Lo standard considerato per la fornitura di servizi per le case a basso costo sono stati:

- una fontana di acqua potabile e uno spazio per lavarsi ogni 50 persone;

- un servizio igienico ogni 25 persone;

- un contenitore dei rifiuti ogni 100 persone.

Il modello è senza dubbio interessante perché, sulla carta, sembra coniugare le esigenze di ottimizzazione delle risorse amministrative di fornitura dei servizi e di uso del suolo con quelle etiche di integrazione sociale.

Guardando attentamente il modello proposto risulta però evidente uno squilibrio fra la quantità di alloggi previsti per la classe medio alta e quelli per la popolazione a basso reddito che, come è noto, sono la stragrande maggioranza. Ancora una volta sono stati proposti standard che non tengono conto dei reali modi di abitare e delle reali condizioni degli abitanti. Predisporre che la maggior parte della offerta abitativa avvenga nella modalità del condominio significa dimenticare che ben pochi sono coloro che usano cucine a gas, mentre la maggior parte usa ancora la legna e solo alcuni il kerosene, e che quasi tutti hanno la necessità di tenere animali almeno nel periodo che precede le festività.

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