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  • : Urban Pvs esperienze urbane in paesi in via di sviluppo Come sono le città nei Paesi del Terzo Mondo? Come sono organizzate? Quali sono le problematiche? Come vengono affrontate? Questo blog vuole essere uno spazio dedicato a quanti si occupano e si interessano dei problemi urbani e sociali nei paesi in via di sviluppo.
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Come sono le città nei Paesi del Terzo Mondo? Come sono organizzate?

Quali sono le problematiche? Come vengono affrontate?
Questo blog vuole essere uno spazio dedicato a quanti si occupano e si interessano dei problemi urbani e sociali nei paesi in via di sviluppo.


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16 agosto 2011 2 16 /08 /agosto /2011 16:06

L'Eritrea venne fondata con decreto imperiale il 1 gennaio 1890 da Umberto I. L'influenza italiana fu chiara fin dal momento in cui lo scassato taxi giallo entrò scoppiettando in città.

"E' bella" dissi al tassista, un uomo anziano con i capelli brizzolati perfino più vecchio del suo catorcio di macchina, mentre ammiravo la capitale mondiale dell'Art Déco.

"Dagli anni Trenta non hanno più costruito nulla" borbottò con la sua bocca sdentata. Gli anni Trenta erano il periodo fascista, quando gli investimenti nella colonia come base per un'ulteriore espansione erano al massimo.

"Parlare italiano?" chiese l'uomo.

"No" gli dissi.

"Il mio inglese è pessimo" disse voltandosi per sottolineare quell'affermazione. I suoi occhi erano particolarmente vivaci sotto le sopracciglia bianche. "Italiano - bene!".

Gli ho dato il nome dell'albergo mentre mi scorazzava lungo le strade deserte circondate da edifici bianchi di cemento bianco. Dalle finestre e dai balconi chiusi pendevano i panni ad asciugare.

Le insegne non erano state toccate da prima della guerra. Parlavano ancora delle aspirazioni dei coloni italiani: Bar Diana, Ristorante Milano, Pizza Napoli, Cinema Impero, Bar Royal, Oden, la cattedrale dei Cappuccini e il convento adiacente. La strada principale era un viale ombreggiato di palme che ricordava molto le città del meridione d'Italia. Nel corso degli anni si sono succeduti tanti nomi. Ora la chiamavano Liberation Avenue.

"Gli italiani lo chiamano via Comistato" mi disse l'autista

"E gli etiopi?".

Innescò la seconda e la macchina grattò. "Haile Selassie Avenue".

La Liberation Avenue aveva quattro corsie, una manciata di Mini Morris e di Maggiolini d'epoca sbuffavano avanti e indietro con il contegno di carrozze trainate dai cavalli. La strada era dominata dalla torre gotica della cattedrale e dall'angelo di bronzo in cima alla cupola ricavato dalla fusione dei cannoni austriaci catturati dagli italiani durante la Grande Guerra. Sotto la sfilza di finestre chiuse, il traffico era ordinato e tranquillo. Nelle ore di punta c'erano almeno venti macchine. Un ingorgo della circolazione diventava una notizia di rilevanza nazionale.

L'autista fece dei cenni con la mano e poi mi condusse giù per una strada delimitata dalle residenze svizzere. Riuscivo a vedere quanti sforzi avessero fatto gli italiani nella loro piccola capitale africana. Percorse un'altra strada con delle ville, una diversa dall'altra, con fontane e statue e bassorilievi sulle pareti, e poi all'improvviso si fermò per parcheggiare.

"Africa Pensione" annunciò.

Salii sugli scalini di marmo; superai la statua di Cesare sull'aiuola anteriore che con il suo braccio togato dava una "spazzata" magnanima; e spinsi le porte di vetro per entrare." 

 

Da "Ciao Asmara" di Justin Hill, FBE Edizioni, 2005, pagg. 11-12

 

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